Traffico e smaltimento illecito di rifiuti per conto dei Casalesi: due arresti su litorale domizio

• Pubblicato il • 6 min
Traffico e smaltimento illecito di rifiuti per conto dei Casalesi: due arresti su litorale domizio

Un’operazione dei Carabinieri ha portato all’esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare nell’ambito di un’inchiesta che mette a fuoco il traffico illecito di rifiuti tra le province di Napoli e Caserta. L’attività investigativa ha ricostruito condotte finalizzate allo smaltimento abusivo di ingenti quantitativi, con l’obiettivo di conseguire un ingiusto profitto legato al mancato rispetto delle procedure previste per la gestione dei materiali.

operazione carabinieri e ordinanza di custodia cautelare a napoli e caserta

Su delega del Procuratore della Repubblica di Napoli, in data 22 maggio 2026, i Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli, congiuntamente ai Carabinieri dei Comandi Provinciali territorialmente competenti, hanno dato esecuzione a un provvedimento emesso dal GIP del Tribunale di Napoli. Il provvedimento è stato adottato in parziale accoglimento della richiesta presentata dalla Direzione Distrettuale Antimafia.

Nel mirino sono stati indicati nr. 2 soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, di reati connessi ad attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, associazione a delinquere, riciclaggio e gestione illecita di rifiuti.

reati contestati e numeri dell’inchiesta: nove indagati e 25.000 tonnellate

L’inchiesta ha coinvolto nove persone indagate, per ipotesi di reato collegate al traffico illecito di rifiuti aggravato dalla agevolazione di tipo mafioso. Il quadro investigativo emerso nel contesto dell’indagine riguarda circa 25.000 tonnellate di rifiuti smaltite illecitamente.

indagine dda di napoli: condotte illecite dall’aprile 2023

L’indagine, coordinata dalla DDA di Napoli tramite un gruppo specializzato nel contrasto al traffico illecito di rifiuti, si riferisce a una serie di condotte illecite accertate nel corso dell’attività investigativa condotta dai Carabinieri del N.O.E. di Napoli e Caserta. Le attività hanno avuto inizio nell’aprile 2023 e si sono protratte per diversi mesi, coinvolgendo diverse aree della Regione Campania.

azienda di castel volturno: smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi

All’esito degli accertamenti è stato documentato che un’azienda di Castel Volturno (CE) avrebbe posto in essere attività illecite finalizzate a smaltire ingenti quantitativi di rifiuti speciali non pericolosi. Tra i materiali indicati figurano, in prevalenza, fanghi di depurazione e inerti da demolizione.

La finalità attribuita alle condotte risiederebbe nel conseguimento di un ingiusto profitto determinato dal risparmio di spesa ottenuto grazie alla mancata attivazione delle corrette procedure di gestione dei rifiuti.

luoghi dello sversamento illecito e impatto ambientale

Le condotte di illecito sversamento avrebbero interessato in particolare alcuni terreni agricoli ubicati a Capua, Mondragone e Castelvolturno. Ulteriori siti avrebbero riguardato due laghetti naturali nelle vicinanze dell’azienda oggetto di indagine.

Nei luoghi indicati sarebbero stati occultati fanghi derivanti da lavorazione di prodotti delle industrie conserviere dell’area agro nocerino-sarnese. Tali condotte avrebbero prodotto un forte impatto territoriale, con cumuli abbandonati su alcuni terreni e riversamenti in un laghetto, oltre a conseguenze sulla salubrità dell’ambiente legate alla diffusione di sostanze maleodoranti, percepite dalla popolazione residente.

documenti falsi e dissimulazioni: i ddt per giustificare l’abbandono

Nel corso dell’attività investigativa sono emerse anche condotte dissimulatorie attribuite agli indagati. Secondo quanto ricostruito, sarebbero stati creati falsi documenti di trasporto, indicati come DDT, nei quali veniva attestata la natura di “sabbione” e di materiale proveniente da ristrutturazioni edilizie, opportunamente trattato.

In realtà, la documentazione avrebbe coperto lo smaltimento di fanghi maleodoranti provenienti dalle lavorazioni del pomodoro e delle conserve alimentari. L’impianto documentale, secondo le risultanze, avrebbe consentito di giustificare il trasporto dei rifiuti e il conseguente illecito abbandono nei siti abusivi individuati nel tempo.

profitto illecito e sequestri per equivalente: importo e beni coinvolti

L’attività criminale avrebbe permesso di introitare un illecito profitto quantificato in circa 1.600.000,00 euro. In relazione a tale importo è stato disposto un sequestro per equivalente.

Durante l’operazione sono stati inoltre sequestrati un complesso aziendale, automezzi e beni mobili e immobili, tra cui terreni e porzioni di fabbricati, fino al raggiungimento della cifra riconosciuta quale provento dell’attività criminosa.

Nel corso delle indagini risultava già effettuato il sequestro di almeno sei terreni agricoli sui quali erano stati sversati i rifiuti.

meccanismi operativi: classificazione fittizia e trasporto verso siti abusivi

I riscontri investigativi condotti dal Reparto Speciale dell’Arma avrebbero consentito di analizzare e mettere in evidenza i meccanismi illeciti riconducibili a procedure ripetute e consolidate. Il nucleo della dinamica sarebbe basato sulla classificazione fittizia dei rifiuti eseguita presso un impianto di recupero/trattamento collegato all’azienda sottoposta a sequestro con sede a Castel Volturno (CE).

La ricostruzione indica la redazione di falsa documentazione relativa a tipologie di materiali differenti da quanto effettivamente smaltito, così da giustificare la movimentazione e lo scarico illecito in siti abusivi, di volta in volta individuati.

laghetto discarica abusiva e area di cantiere a boscofangone di nola

Particolare rilievo assumerebbero le condotte attraverso cui ingenti quantitativi di rifiuti sarebbero stati sversati all’interno di un laghetto prospiciente la società sottoposta a sequestro, utilizzato come discarica abusiva. Ulteriori rifiuti sarebbero stati abbancati, dopo miscelazione con terreno vegetale, presso un’area di cantiere in località Boscofangone nel Comune di Nola.

In tale area sarebbero stati in corso lavori per la realizzazione di un enorme sito industriale esteso circa 83.825 mq, con annesso opificio di circa 39.000 mq. Anche questo contesto risulterebbe oggetto di sequestro da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nola, in riscontro alla presente attività investigativa.

dichiarazioni del collaboratore di giustizia e riferimenti a casalesi e bidognetti

Le indagini avrebbero ricevuto riscontri anche grazie alle dichiarazioni di un noto collaboratore di giustizia. Le informazioni fornite avrebbero chiarito la riconducibilità, con riferimento al passato, della azienda oggetto di indagine al clan dei Casalesi, in particolare al gruppo Bidognetti.

Il collaboratore indicato risulta aver partecipato, in qualità di socio occulto, alla gestione dell’azienda e al relativo utilizzo, grazie ai favori del clan Bidognetti, per numerosi lavori di smaltimento rifiuti provenienti anche da opere di ampliamento della clinica Pineta Grande di Castel Volturno (CE). Ulteriori riferimenti riguarderebbero lavori di pulizia e sistemazione dei lidi balneare Domiziani.

misura cautelare e presunzione di innocenza

Il provvedimento eseguito costituisce una misura cautelare disposta in sede di indagini preliminari. Avverso tale misura risultano ammessi mezzi di impugnazione. I destinatari indicati sono persone sottoposte alle indagini e devono considerarsi presunti innocenti fino a sentenza definitiva.

collaboratore di giustizia e gruppi menzionati nell’inchiesta

Le ricostruzioni investigative e le dichiarazioni richiamate fanno emergere specifici riferimenti soggettivi e organizzativi rilevanti ai fini dell’indagine.

  • collaboratore di giustizia
  • clan dei Casalesi
  • gruppo Bidognetti
Traffico e smaltimento illecito di rifiuti per conto dei Casalesi: due arresti su litorale domizio

Per te