Traffico di droga e riciclaggio: l'espansione criminale dei Casalesi in Africa

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Traffico di droga e riciclaggio: l'espansione criminale dei Casalesi in Africa

Una significativa operazione della Direzione distrettuale antimafia ha messo al centro della scena Pasquale Apicella, noto nel territorio come “’o bellomm”, evidenziando la ripresa operativa della fazione Schiavone nel contesto del clan dei Casalesi. L’indagine, che ha coinvolto complessivamente 29 persone, ricostruisce il ritorno all’attività criminale poco dopo la scarcerazione e focalizza una serie di episodi emblematici per definire ruoli e rilievo dell’indagato. Il dossier evidenzia la presenza di contatti estesi e una progettualità che va oltre i confini locali, inserendo Apicella in una dinamica criminale strutturata.

pasquale apicella e la ripresa operativa del clan dei casalesi

In questa cornice, l’indagine descrive un riavvicinamento alle attività illecite e una riconquista di spazi di potere all’interno della formazione criminale. Apicella torna a essere presente in decisioni e controversie interne, intervenendo su questioni di debito, affari e mediazioni che coinvolgono comparti diversi, dai trafficking di droga alle dinamiche immobiliari. La figura emerge come elemento di riferimento per soggetti interni o contigui al mondo criminale, rispondendo a richieste di risoluzione e controllo delle dispute.

nuovi affari e contatti internazionali

Un aspetto emblematico riguarda una conversazione intercettata in cui Apicella, al fianco di Domenico Galasso, riferisce di aver individuato un fornitore di banconote false nell’area di Afragola. Il materiale monetario sarebbe destinato sia all’acquisto di sostanze stupefacenti sia a operazioni da sviluppare nel continente africano, segnalando contatti e progetti di portata oltre il contesto locale. Tali passaggi, secondo l’accusa, non rappresentano meri enunciati, ma indicazioni di una rete strutturata.

da seconda linea a nuovo riferimento del clan

Il ritorno di Apicella si colloca all’interno di una dinamica nota: da un lato la condizione di mafioso con spazi di carriera maturi, dall’altro le condizioni dettate dalle misure cautelari nei confronti dei padrini storici. In periodi in cui la leadership era affidata a figure legate all’era Bardellino, Apicella non occupava posizioni di vertice; con il rientro a Casal di Principe emergerebbe come punto di riferimento per coloro che operano all’interno o ai margini del sodalizio. Le autorità ritengono che il suo intervento possa riguardare controversie personali, debiti, questioni lavorative e affari illeciti, configurando un ruolo capace di orientare decisioni e garantire soluzioni.

la mediazione immobiliare

Una delle vicende più significative riguarda Villa Sarina, immobile di pregio situato a San Mauro Cilento, attorno al quale emergono dinamiche tra Apicella, Domenico Galasso (considerato esponente di spicco della mafia vesuviana) ed Emiddio Fusco, entrambi non indagati, nell’ambito di un debito contratto da Fusco nei confronti di Galasso. Il 14 novembre 2022, all’interno dell’abitazione monitorata dei coniugi Apicella, Fusco esprime timori per minacce ricevute. Apicella lo rassicura, vantando la propria capacità intimidatoria e raccontando di aver fronteggiato “venti di loro” per contenerli, pur ridimensionando l’esigente creditore come un «pucchiacchiello» rispetto a “noi”.

Nella discussione, Apicella fissa un limite: la casa di Fusco non va toccata, restando al sicuro per la presenza del suocero malato e della famiglia. La soluzione individuata prevede invece un altro bene, una villa ad Acciaroli intestata alla moglie di Fusco. Fusco consegna documenti e chiavi dell’immobile, spiegando che dalla vendita si potrebbero ricavare circa 450mila euro. Le intercettazioni descrivono le cifre e le condizioni della transazione: Fusco avrebbe lasciato il telefono lontano per evitare intercettazioni, ribadendo che ogni operazione deve prevedere il passaggio di denaro, perché “a gratis non si possono fare donazioni”.

Dopo la presenza degli ospiti, Mariapia Apicella chiede al marito chiarimenti sul compenso promesso per l’intermediazione. Apicella rassicura che il denaro arriverà a Natale e, nel frattempo, si prospetta la consegna di una nuova Fiat 500X con cambio automatico. Poco dopo, una nuova conversazione documenta la consegna delle chiavi di Villa Sarina a Galasso. In quel contesto, Apicella torna a parlare del fornitore di denaro falso e degli affari in Africa, collegando la mediazione immobiliare a un sistema di traffici più ampio, che l’inchiesta ritiene inserito nell’operatività del sodalizio.

Le intercettazioni si estendono ad altri affari, spaziando dalle truffe sui bonus edilizi alle indagini in corso presso diverse Procure, dimostrando una consapevolezza piena di peso criminale: qualsiasi coinvolgimento, anche minimo, potrebbe comportare la contestazione del reato associativo, riassunta dall’affermazione: «Noi siamo noi l’associazione».

gli arresti e l’iter processuale

L’inchiesta ha portato, nel dicembre recente, all’emissione di cinque misure cautelari. Tra i destinatari figura anche Apicella, accusato di associazione mafiosa, insieme ad altri indagati legati al traffico di droga. I magistrati hanno presentato appello contro la decisione di rigetto dell’arresto per ulteriori nove indagati, coinvolti a vario titolo in mafia, ricettazione ed estorsione, in un procedimento che coinvolge complessivamente 29 persone.

La vicenda illumina la complessità delle reti interne al clan e la capacità di presidiare sia interessi locali sia operazioni strutturate che interessano più fronti e territori.

Paragrafo dedicato ai principali nominativi citati nel contesto investigativo:

  • Pasquale Apicella
  • Domenico Galasso
  • Emiddio Fusco
  • Antonio Bardellino
  • Mezzero
  • Picca
  • Nicola Marrone
Traffico di droga e riciclaggio: l'espansione criminale dei Casalesi in Africa

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