Scontro tra cosche per il pizzo: blitz contro gli scissionisti

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Scontro tra cosche per il pizzo: blitz contro gli scissionisti

Una dinamica criminale radicata sul territorio emerge dai rilievi investigativi, offrendo un quadro dettagliato della gestione di una piazza di spaccio attiva nella zona nota come Trentatré. Il modello descritto dall’indagine si distingue per una struttura organizzata, una rete di ruoli ben definita e un flusso di proventi che alimenta non solo l’attività illecita, ma anche il mantenimento economico delle famiglie degli affiliati soggetti a detenzione. L’insieme delle azioni osservate mette in luce un sistema capace di coordinare operazioni quotidiane, controllare il territorio e limitare l’ingresso di controparti rivali o di interventi delle forze dell’ordine, preservando al contempo la coesione interna al gruppo.

amato-pagano e la piazza di spaccio trentatré: struttura, potere e controllo del territorio

La dinamica descritta individua una rete di spaccio strutturata con ruoli codificati, turnazioni operative e una gestione mirata del territorio. Oltre all’attività illecita quotidiana, l’organizzazione si preoccupa di mantenere la coesione interna e di destinare una parte dei proventi al sostenimento delle famiglie degli affiliati detenuti, contribuendo alla sopravvivenza economica del sodalizio.

la rete di spaccio e i ruoli definiti

Secondo gli elementi emersi, il gruppo ha predisposto una vera e propria centrale dello spaccio, con compartimenti e responsabili incaricati di diverse fasi operative. La gestione quotidiana delle attività illecite risulta articolata, prevedendo controlli del territorio volti a impedire intrusioni di bande rivali e a evitare interferenze da parte delle forze dell’ordine. Un sistema di supervisione e coordinamento ha posto le basi per una gestione continua delle attività, con l’obiettivo di preservare i profitti e la stabilità del sodalizio.

l’episodio del 13 agosto 2022

Tra gli episodi classificati come particolarmente allarmanti si segnala una stesa che ha coinvolto esponenti legati al gruppo rivale. In quella circostanza, membri della filiale chiamata Abbasc Miano, ritenuta una derivazione del clan Lo Russo, hanno esploso numerosi colpi contro figure di rilievo della piazza di Trentatré. L’azione è stata interpretata come un chiaro messaggio volto a riaffermare i confini territoriali e le gerarchie all’interno di una realtà in cui il controllo delle piazze di spaccio costituisce una fonte primaria di potere. L’episodio ha generato allarme sociale, per la gravità della violenza e per il rischio concreto che la popolazione locale si trovasse nel mirino di una sparatoria in area urbana.

riflessi sull’ordine pubblico e sull’azione investigativa

L’analisi descrive una criminalità ancora profondamente radicata nel tessuto territoriale, capace di utilizzare la violenza come strumento di regolazione dei conflitti e di garantire, attraverso i proventi dello spaccio, la continuità operativa anche in presenza di arresti. L’andamento degli eventi evidenzia una dinamica che, secondo le conclusioni investigative, si regge su un equilibrio delicato tra affari illeciti, intimidazioni e controllo sociale, con l’obiettivo di preservare la capacità operativa del sodalizio nonostante le interdizioni legali.

l’azione giudiziaria mira a disarticolare la rete e a interrompere la logica di gestione del territorio che alimenta la violenza e l’illegalità, riducendo l’influenza del gruppo nel panorama criminale locale.

Salvatore Bifolchetto, Antonietta Mascaro e Alessio Francesco D'Ambrosio
Categorie: Cronaca

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