Processo in Corte d'appello per i nipoti di Michele Zagaria dopo il ricorso della Dda
Nel contesto di Casapesenna e della provincia di Napoli emerge una dinamica giudiziaria che riguarda la gestione di beni aziendali, presunti intrecci con strutture criminali e strumenti di controllo societario. La procura della Repubblica impugna la sentenza di assoluzione pronunciata due anni fa nei confronti di due fratelli appartenenti alla famiglia Capaldo, identificati come nipoti del boss Michele Zagaria, accusati di trasferimento fraudolento di beni aggravato dal metodo mafioso. L’indagine ruota attorno a una cooperativa inizialmente denominata Santa Maria, successivamente trasformata in Santa Maria srl, entrando al centro di una ricostruzione che ipotizza l’uso di prestanome per mantenere il controllo effettivo sull’impresa.
capaldo e la vicenda del trasferimento di beni
Secondo l’imputazione, le quote della cooperativa sarebbero state attribuite fittiziamente a soggetti terzi, pur restando nelle mani dei Capaldo la gestione reale dell’azienda. L’operazione sarebbe servita a eludere le misure di prevenzione patrimoniale dalle quali Filippo Capaldo era sottoposto, essendo già stato condannato per associazione mafiosa. L’indagine individua nel ramo della distribuzione del latte il contesto originario dell’intera vicenda, con la confisca della Euromilk, riconducibile alla famiglia Zagaria, come punto di partenza delle verifiche.
Gli inquirenti hanno ipotizzato legami tra i Capaldo e l’imprenditore Adolfo Greco, noto alle cronache nel contesto processuale; tramite questi rapporti, si sarebbe tentato di riallacciare contatti con funzionari di Parmalat per trasferire concessioni commerciali alla nuova struttura societaria. Alcuni manager dell’azienda furono coinvolti nel procedimento e successivamente assolti; tra loro figura anche Greco, ritenuto parte di un concorso esterno al clan.
l’accusa e le dinamiche operative
La linea accusatoria attribuisce ai Capaldo la finalità di agevolare l’aggiramento delle restrizioni patrimoniali, mantenendo il controllo delle attività mediante una rete di rappresentanti e servizi fittizi. Le verifiche hanno preso spunto da una riorganizzazione societaria che ha trasferito asset e concessioni, mantenendo però in capo ai Capaldo la gestione operativa, a quanto risulta dalle notifiche processuali.
stato del processo e prossimi passi
Il nuovo processo d’appello è stato avviato, ma l’udienza è stata rinviata a causa di questioni legate alla composizione del collegio. La ripresa dell’udienza è prevista in luglio, con possibile deposito di nuovi atti investigativi da parte della Direzione Distrettuale Antimafia. Non è escluso che possano essere inclusi nel fascicolo anche verbali del collaboratore di giustizia Nicola Inquieto, ritenuto figura di rilievo nella gestione finanziaria del gruppo Zagaria.
configurazioni aziendali e possibile impatto
La vicenda si concentra sull’analisi di come le strutture societarie siano state utilizzate per consolidare l’assetto economico nonostante le misure di prevenzione. La ricostruzione evidenzia legami tra imprenditoria privata e contesti di criminalità organizzata, con riferimenti a passaggi tra cooperative e nuove realtà societarie, e a tentativi di riallacciare contatti commerciali con attori nel contesto Parmalat.
Nominativi chiave citati nel contesto
Figure centrali della narrazione processuale e aziendale coinvolta
- Nicola Capaldo
- Filippo Capaldo
- Michele Zagaria
- Adolfo Greco
- Nicola Inquieto
