Mondragone, bonifici e regali ai detenuti: il sistema di pagamento del clan Gagliardi

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Mondragone, bonifici e regali ai detenuti: il sistema di pagamento del clan Gagliardi

Una rete di sostegno economico all’interno di un contesto criminale rivela come la gestione finanziaria destinata agli affiliati detenuti e alle loro famiglie contribuisca a mantenere coesione e fiducia nel clan. L’indagine condotta dai carabinieri di Mondragone ha documentato flussi regolari di denaro, regali e aiuti materiali, tracciati attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche, che delineano un sistema gerarchizzato e strutturato.

clan gagliardi mondragone: sostegno economico agli affiliati detenuti

Le fonti investigative evidenziano un modello di mutualità interna che tutela i membri legati al gruppo anche in stato di detenzione. Il meccanismo si basa su versamenti monetari regolari, doni e provviste destinate sia agli affiliati in carcere sia alle loro famiglie, come elemento centrale dell’assetto organizzativo.

clan gagliardi mondragone: ruolo di antonio bova

Nel quadro dell’indagine emerge il ruolo di Antonio Bova, nipote acquisito del boss Angelo Gagliardi, detto “Mangianastri”. Secondo le evidenze, Bova sarebbe stato incaricato di coordinare i contributi economici. In una conversazione del 16 novembre 2023, riferendosi ai familiari di detenuti, Bova ha assicurato l’invio di fondi per le festività natalizie: circa 200 euro per ciascun affiliato, tramite bonifici su IBAN, a diversi detenuti.

clan gagliardi mondragone: dinamiche di versamento e cifre chiave

Le registrazioni mostrano anche tensioni legate alle richieste di denaro. In una videochiamata del 21 novembre 2023, Bova lamenta pretese elevate e ricorda che una persona aveva già ricevuto oltre 1.000 euro in un periodo di un mese e mezzo. L’erogazione dei contributi seguiva una gerarchia interna, con somme più consistenti destinate ai sodali di maggior rilievo. In un passaggio significativo si riferisce la possibilità di inviare 1.000 o 2.000 euro a settimana a un affiliato di primo piano che avrebbe commesso reati con lui. Per gli investigatori, il riferimento sarebbe ad Alessandro Martino, noto come “Martone”, confermando un sistema di assistenza proporzionato al peso criminale dei singoli.

clan gagliardi mondragone: contributi alle famiglie e significato simbolico

Il sostegno non si fermava agli affiliati diretti: venivano inclusi anche i familiari, con esempi di consegna di 370 euro alla madre di un detenuto per il mantenimento del figlio in carcere. In altre conversazioni si fanno cenni a regali natalizi e a pacchi per i bambini degli associati, includendo vestiti e beni di prima necessità. Secondo le ricostruzioni, durante le festività sono stati spesi circa 4.000 euro, oltre a invii settimanali di somme tra 50 e 100 euro e a spese per pacchi destinati ai detenuti e alle loro famiglie in difficoltà. Tale modalità, oltre al valore materiale, viene interpretata dagli inquirenti come un elemento di coesione e di continuità tra carcere e territorio.

clan gagliardi mondragone: contesto investigativo e sviluppo operativo

Le indagini, che hanno portato a misure cautelari contro il clan Gagliardi, descrivono un’organizzazione tornata operativa dopo la temporanea scarcerazione del capo. Il legame tra carcere e territorio, facilitato dall’attività di Bova, viene ritenuto fondante per la stabilità della rete criminale e per la gestione delle risorse economiche destinate all’azione criminale e al sostegno familiare.

Nominativi principali citati nell’indagine

  • Antonio Bova
  • Angelo Gagliardi, detto “Mangianastri”
  • Alessandro Martino, “Martone”
Antonio Bova, Angelo Gagliardi e Alessandro Martino
Categorie: Cronaca