Minorenne di 10 anni costretto a spacciare droga: scatta l'operazione anti-scissionismo

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Minorenne di 10 anni costretto a spacciare droga: scatta l'operazione anti-scissionismo

Un’indagine della magistratura napoletana mette in luce un aspetto estremamente gravoso del narcotraffico a Scampia: il ricorso a minori all’interno del circuito di spaccio, in particolare nell’area nota come Trentatré. L’analisi procedurale descrive una dinamica che trascende la semplice violenza, evidenziando come la criminalità organizzata orchestri strumenti di sfruttamento anche tra i più giovani, rendendo l’infanzia parte integrante del sistema criminale.

scampia e il controllo mafioso sulle periferie

Nel contesto di scampia emerge una rete di spaccio legata al clan Amato-Pagano. Le intercettazioni registrano routine di ordini telefonici per cocaina e crack, resoconti sulle dosi vendute e una costante preoccupazione di non essere trovati con la roba addosso. In questo scenario, un bambino di dieci anni viene trascinato nel meccanismo criminoso, diventando parte integrante della catena logistica. Il minore ascolta, passa, conta e apprende, trasformandosi in elemento operativo di un sistema che mira a normalizzare l’illegalità. Secondo le descrizioni ufficiali, nel 6 luglio 2022 una situazione vede uno scooter giungere sotto l’abitazione, il telefono di lavoro spento e una lamentela per ordini non evasi. In quel contesto, la sostanza viene consegnata al minore con l’esplicito invito a non farla trasportare dall’adulto.

Non si tratta di un episodio isolato, ma di una pratica consolidata secondo gli elementi investigativi. Il minore non è semplicemente una presenza: è manodopera invisibile, uno scudo umano e una parte attiva di un sistema che sottrae l’infanzia alla sua tutela. L’impianto operativo riflette una forma di controllo che va oltre la violenza, estendendosi all’organizzazione del lavoro illegale all’interno delle comunità periferiche.

dinamiche operative e la normalizzazione dell’illegalità

L’indagine mette in luce il lato più crudo del potere mafioso: la capacità di coinvolgere e sfruttare i soggetti più giovani, inserendoli in una routine quotidiana fatta di dosi, ordini e precauzioni. L’impostazione descritta dai racconti degli interlocutori rivela una procedura articolata che si ripete nel tempo, confermando una matrice di normalizzazione dell’illegalità e una compromissione della normalità familiare e scolastica per i bambini presenti sul territorio.

l’impatto sociale e la protezione dei minori

La vicenda richiama l’esigenza di una risposta statale efficace nella protezione dei minori e nella messa in campo di misure di tutela adeguate nelle zone a rischio. La dinamica descritta evidenzia una necessità prioritaria di intervenire non solo sul fronte della repressione, ma anche su quello della protezione e dell’assistenza, affinché l’infanzia possa crescere al di fuori di circuiti criminali e pressioni illegali.

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