Masseria Carditello: deposito di furti e armi dei Casalesi, indagato ex assessore

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Masseria Carditello: deposito di furti e armi dei Casalesi, indagato ex assessore

Nel quadro di un’indagine coordinata dalla Dda di Napoli, la masseria di Carditello a San Tammaro viene analizzata non solo come rifugio per animali, ma come struttura strutturale utilizzata per impieghi logistici legati a illeciti di diversa natura. L’inchiesta descrive eventuali collegamenti tra l’operatività di esponenti della criminalità organizzata e la gestione del sito, con particolare riferimento al gruppo dei Casalesi – fazione Schiavone – e ai soggetti già condannati per mafia. L’esame dei dati raccolti mette in luce ruoli e dinamiche di una rete che, secondo l’accusa, ha impiegato Carditello come supporto per attività reiette, tra cui deposito di beni di provenienza illecita e gestione di materiali legati a episodi criminali.

carditello come base logistica

Le intercettazioni, avviate a partire dal 4 febbraio 2023, fissano l’esistenza di un contatto tra davide grasso e carmine munno per un appuntamento presso la masseria. Munno riferisce di aver “fatto preparare tutto” e che un altro componente non è ancora giunto, mentre Grasso domanda chi debba portare un determinato oggetto, chiarendo la funzione di questo luogo come punto di supporto. Insieme a Grasso vi è un uomo indicato come michele, presumibilmente di origine albanese, che afferma di essere armato durante il tragitto verso Carditello. La destinazione è la residenza della famiglia Di Martino, dove l’Oasi è gestita dalla stessa Di Martino insieme a Munno. Secondo le risultanze, la masseria viene descritta e utilizzata come sede logistica del gruppo, con una ripartizione di compensi che include quote come 1500 euro a una parte, 1000 euro per i componenti e 100 euro all’intestatario della proprietà. Viene sottolineata la necessità di mantenere l’anonimato, con richieste esplicite di non rendere noti i nomi coinvolti. Il linguaggio abituale comprende riferimenti a beni da piazzare e a frasi che denotano consapevolezza delle operazioni e della destinazione del materiale depositato, interpretate dall’accusa come indicazioni di una funzione di deposito della refurtiva.

l'arma come elemento di controllo del territorio

Un secondo filone investigativo collega Grasso e Di Martino a una detenzione illegale di arma, detenuta, secondo l’accusa, dalla Di Martino presso la masseria per conto di Grasso. Dopo un controllo dei carabinieri, il 20 aprile 2023 emergono riferimenti criptici a un presunto barboncino o barboncina destinato a spostare l’arma. Una perquisizione serale nell’abitazione della donna non produce esiti immediati, ma a seguito di tali contatti, Munno riferisce che “cercavano la pistola”. Il 1° maggio 2023, alle 11:30, una chiamata di Di Martino annuncia l’intenzione di consegnare “il barboncino”; poco dopo si vede, in una registrazione, un furgone blu davanti all’abitazione di Grasso e una persona che preleva un oggetto dall’auto, con una successiva menzione di una pistola trattenuta dalla moglie di Grasso.

contestazioni della dda

La Direzione distrettuale antimafia distingue due profili di responsabilità. Da un lato, Grasso, Munno e Di Martino sono ritenuti responsabili, in concorso e con l’aggravante di aver agevolato il clan dei Casalesi, per ricettazione e deposito di beni di provenienza illecita, riconducendo la masseria di Carditello a un ruolo di supporto logistico del sodalizio. Dall’altro, è attribuita esclusivamente a Grasso e a Di Martino la detenzione e il porto illecito di un’arma, ritenuta strumentale al controllo del territorio, con una custodia protratta per settimane e la successiva restituzione dell’arma. Munno compare negli atti come interlocutore e assolutamente consapevole delle operazioni, ma non destinatario diretto della contestazione sulle armi. Tutti restano innocenti finché non venga pronunciata una sentenza irrevocabile.

grasso, munno e di martino protagonisti

Nel quadro di questa inchiesta emergono profili operativi mirati, riferimenti a ruoli significativi e una catena di movimenti che collega l’azione logistica all’attività delinquenziale. Le indicazioni descrivono come Grasso, Munno e Di Martino interagissero nel contesto della masseria, definendo compiti, scambi di denaro e gestione di beni, con l’attenzione volta a mantenere riservatezza sulle identità e sulle operazioni.

  • Davide Grasso
  • Carmine Munno
  • Maria Teresa Di Martino
  • Antonio Mezzero
Davide Grasso e Carmine Munno

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