Falsi contratti per migranti: 18 arresti e 21 indagati nell'area di Caserta

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Falsi contratti per migranti: 18 arresti e 21 indagati nell'area di Caserta

Un sistema organizzato come un’azienda parallela ha sfruttato le pieghe della burocrazia per trasformare le procedure di ingresso regolare dei lavoratori stranieri in un business illecito. L’operazione della Squadra mobile di Napoli, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, ha portato all’arresto di 18 persone e all’iscrizione nel registro degli indagati di 37 soggetti, con ramificazioni tra le province di Napoli e Caserta e implicazioni anche all’estero. La ricostruzione investigativa descrive una macchina perfettamente oliata, capace di produrre documenti formalmente impeccabili ma fondati su rapporti di lavoro inesistenti, finalizzata a facilitare l’ingresso di migliaia di cittadini extracomunitari violando le norme vigenti sui flussi migratori.

sistema illecito di ingresso: gestione fittizia delle pratiche e ruoli chiave

la centrale operativa e la funzione delle agenzie

Secondo l’accusa, una centrale operativa gestita da un’agenzia di servizi coordinava le richieste di nullaosta e organizzava l’inoltro delle pratiche, predisponendo postazioni internet e personale dedicato all’immissione telematica delle domande. Al fianco di questa struttura operativa lavorava un collaboratore, che coadiuvava nella predisposizione delle pratiche e nell’invio delle stesse. Un aspetto cruciale consisteva nell’uso di residenze fittizie per far apparire la presenza sul territorio nazionale e soddisfare i requisiti richiesti dalla normativa.

ruolo della figura di leadership

Al vertice del sistema emergono figure indicate come promotrici e organizzatrici: Allosso, titolare di un’agenzia di servizi, descritto come l’elemento centrale della rete, responsabile della gestione operativa e della logistica delle domande nei giorni del cosiddetto “click day”. L’organizzazione disponeva di diverse postazioni e di personale dedicato all’inserimento dei dati.

la rete dei collettori e i contatti esteri

Ruolo chiave è stato attribuito ai cosiddetti collettori, intermediari incaricati di reclutare i cittadini interessati all’ingresso. Tra loro figurano Jabbour, che curava il contatto con referenti operativi in Marocco; Hafid Ayat Bayih, che forniva nominativi e documenti; Sukhjit Singh, referente dell’area dell’Agro Pontino che gestiva dati e documenti; e Samira Boutlane, operativa soprattutto dal Marocco occupandosi della riscossione. Questi intermediari fornivano indicazioni per superare le istruttorie consolari necessarie al rilascio dei visti.

meccanismi di integrazione estera e raccolta dati

La rete estera collaborava per trasmettere nominativi e coordinare i contatti operativi, contribuendo a far percorrere l’iter amministrativo ai richiedenti in modo artificioso e sistematico.

le aziende agricole di copertura

Un ingranaggio centrale era rappresentato dalla disponibilità di diverse aziende agricole che fornivano la cornice necessaria per simulare assunzioni inesistenti. Tra i datori di lavoro compiacenti figura la lista di coloro che, dietro compenso, presentavano le richieste di nullaosta senza intenzione reale di instaurare rapporti lavorativi. Le aziende diventavano contenitori burocratici utili per produrre documentazione formalmente regolare ma sostanzialmente falsa.

ruolo dei datori di lavoro e compensi

Gli imprenditori coinvolti includevano Della Valle, Lampitelli, Pezone, Porfidia, Rainone, Ricciardi, Scala, Tartaro e Tesone. Per ciascuna pratica veniva richiesto un compenso variabile tra 1.200 e 2.000 euro, dietro ai quali si celava la simulazione di un rapporto di lavoro reale.

il giro di denaro e i documenti falsi

Il provvedimento investigativo ha evidenziato un flusso costante di somme versate dai richiedenti, che venivano redistribuite tra i partecipanti al sistema. Inoltre, è emerso un caso collegato: Nicola Tartaglione, infermiere presso l’ospedale di Marcianise, accusato di rilasciare certificazioni mediche false per attestare la presenza sul territorio di cittadini stranieri in fasi antecedenti alle sanatorie, al fine di facilitarne la regolarizzazione.

indagati a piede libero

Una larga schiera di persone è stata riconosciuta indagata a piede libero, tra cui cittadini di diversa provenienza che avrebbero collaborato all’organizzazione oppure fornito supporto logistico e documentale. L’elenco comprende numerosi nomi italiani e stranieri, con ruoli diversi all’interno della rete investigata.

misure cautelari e contesto operativo

In totale, 15 persone sono state destinatarie di misure cautelari in carcere, 3 agli arresti domiciliari e 4 restano indicate agli arresti domiciliari o con altre misure, a seconda della posizione processuale. Il quadro descrive un sistema radicato tra diverse realtà operative e con collegamenti oltre confine, evidenziando un’organizzazione strutturata e in grado di orchestrare l’intero flusso dall’inserimento delle domande fino al permesso di soggiorno.

Le Misure e le indagini sono state confermate dalla Dda, con una complessa articolazione di procedure mirate a interrompere l’asse criminale e a impedire ulteriori illeciti nel settore dell’immigrazione.

persone coinvolte

  • Giuseppe Allosso
  • Gabriele Brunitto
  • Aniello Della Valle
  • Cherki El Halloumi
  • Larbi Jabbour
  • Harbans Lal detto “Singh”
  • Salvatore Lampitelli
  • Ciro Monti
  • Giuseppe Porfidia
  • Francesco Rainone
  • Giuseppe Ricciardi
  • Agostino Scala
  • Sukhjit Singh alias “Bandi”
  • Michele Tartaro
  • Raffaele Tesone
  • Hafid Ayat Bayih
  • Antonio Landolfo
  • Giovanni Pezone
  • Soukaina Aoua
  • Hicham Boutaj
  • Soufian Boutaj
  • Samira Boutlane
  • Salvatore Bramato
  • Domenico Brasiello
  • Giuseppe Cantisano
  • Guido Coppola
  • Pasquale De Franciscis
  • Ruggero Egidio Galbiati
  • Amina Laganara
  • Mohamed Akram Nazlawi
  • Daniele Paparella
  • Pasquale Pietrangeli
  • Nicola Purgato
  • Giacinto Rainone
  • Abdelghani Sahrami
  • Nicola Tartaglione
  • Rosario Trimarco
Giuseppe Allosso

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