Clan in carcere: isolare i boss per spezzare le reti criminali

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Clan in carcere: isolare i boss per spezzare le reti criminali

Un quadro preoccupante emerge dall’analisi della situazione carceraria in Campania: le reti criminali tradizionali sembrano ricomporsi e rafforzarsi dall’interno delle detenizioni, trasformando le strutture in centri decisionali e di comando che si estendono oltre le mura. L’attenzione delle forze sindacali e delle autorità è concentrata sull’impatto di questa dinamica sulla sicurezza dentro gli istituti e sulla traiettoria criminale nel territorio circostante.

clan campani: controllo nelle carceri

Secondo Aldo Di Giacomo, segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria, si tratta di un allontanamento di decenni nella lotta ai gruppi camorristi: le carceri non interrompono l’attività criminale, ma ne diventano un punto di ripartenza e consolidamento per le cosche. La presenza di ordini e direzioni provenienti dall’interno rappresenta una manifestazione di potere destinata a riflettersi anche all’esterno.

Le cosche mostrano una armamentazione interna per una possibile guerra tra bande, con episodi recenti come il sequestro di strumenti considerati pericolosi, tra cui penne-pistola calibro 6, segno di una pianificazione mirata a conflitti interni legati al traffico di droga e al controllo di dispositivi di comunicazione. L’obiettivo è accrescere consenso tra detenuti e riconoscere questo potere anche al di fuori delle celle. La Direzione distrettuale antimafia segnala che chi comanda in carcere può impartire ordini anche dall’esterno, confermando la necessità di allontanare boss e affiliati dalle sedi di provenienza per arginare il fenomeno.

Le informazioni raccolte dalle fonti dirette negli istituti indicano una gestione ristretta del mercato della droga e dei telefoni cellulari in Campania, affidata a un numero limitato di famiglie. A incrementare la problematica contribuisce una riduzione dei collaboratori di giustizia pari a circa 4,8 per cento negli ultimi anni. Le dinamiche interne si traducono in vere e proprie faide tra paranze per la gestione di droga e cellulari all’interno delle carceri.

Se in galera il clan comanda, le ripercussioni all’esterno si fanno via via più pesanti: i cambi di casacca tra detenuti con posizioni marginali si traducono spesso in affiliazioni rinnovate all’uscita. La situazione complessiva richiede misure mirate per contenere la diffusione di leadership criminale tra le strutture penitenziarie.

Tra le strutture da tenere sotto controllo sarebbero da monitorare in particolare i penitenziari di Napoli e Salerno, mentre in Avellino la condizione sarebbe migliorata dopo il trasferimento di detenuti ritenuti problematici.

Le inchieste più recenti della Direzione Distrettuale Antimafia delineano un quadro inquietante: le carceri non sarebbero più muri invalicabili, ma veri e propri centri direzionali dei clan. Grazie all’uso massiccio di micro-cellulari e di drone per le consegne, i boss continuerebbero a impartire ordini di morte e a gestire il racket.

Tra i gruppi più agguerriti figurano l’Alleanza di Secondigliano, il gruppo della Stadera, le ramificazioni dei Esposito di Bagnoli, i Mazzarella del centro storico e gli Amato-Pagano dell’area nord della città. Le operazioni condotte tra il 2024 e l’inizio del 2026 hanno portato a centinaia di arresti, confermando che il controllo del territorio della camorra partirebbe proprio dall’interno delle sbarre.

In detenzione, la catena di comando risulta come una replica delle gerarchie di strada: la droga circola attraverso canali consolidati e i telefoni consentono di coordinare estorsioni e aggressioni in tempo reale, con ripercussioni operative che interessano anche il territorio esterno agli istituti.

personaggi principali citati nel testo:

  • Aldo Di Giacomo
  • Ciro Auricchio
I sindacalisti Aldo Di Giacomo e Ciro Auricchio
Categorie: Cronaca

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