Ci sentiamo tutti come Cristo in Croce, e abbiamo già scontato anche la Pasqua

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la pratica della contenzione: un dilemma etico e sanitario

Il tema della contenzione nei reparti di salute mentale rappresenta un argomento di grande complessità che coinvolge aspetti etici, medici e legali. La sua applicazione, spesso ritenuta un intervento di emergenza, si traduce frequentemente in conseguenze profonde sia a livello fisico che psichico per i pazienti. Gli episodi di maltrattamento e le morti legate a questa pratica evidenziano come la questione richieda un’attenta riflessione e interventi concreti per evitare che la routine quotidiana si trasformi in una forma di tortura moderna.

impatti fisici e psichici della contenzione

le ferite e cicatrici lasciate dai dispositivi di limitazione

Le fascette, i corpetti e altri strumenti di restrizione fisica sono in grado di provocare ferite severe e cicatrici indelebili nel corpo di chi viene sottoposto alla contenzione.

ricadute psicologiche e traumatismi

Oltre alle ferite visibili, la pratica lascia traumi profondi a livello interiore, contribuendo a un senso di umiliazione, impotenza e perdita della dignità personale, spesso con esiti a lungo termine sulla salute mentale.

questioni legali e normative sulla contenzione

assenza di norme specifiche e il ruolo delle sentenze giudiziarie

Non esiste ad oggi una legislazione che vieti direttamente la contenzione meccanica nei servizi di salute mentale. La Cassazione, nel 2018, ha chiarito che la contenzione non può essere considerata un atto medico né un intervento finalizzato a migliorare le condizioni di salute del paziente, ma si configura come un «presidio restrittivo della libertà personale». Recentemente, la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per aver praticato la contenzione protratta per otto giorni in un centro psichiatrico.

pratiche e approcci alternativi alla restrizione fisica

perché la contenzione diventa un uso routinario

La diffusione di questa pratica deriva dalla sua radicata abitudine e dalla mancanza di formazione specifica tra operatori sanitari. La conseguenza è l’adozione automatica di dispositivi di limitazione senza considerare altre modalità più rispettose della dignità del paziente.

valutazione delle linee guida e pratiche attuali

Nel 2024 si sono fatte notevoli raccomandazioni per superare definitivamente la contenzione, come indicato dalle Linee di indirizzo approvate dalla Conferenza Stato-Regioni. Queste introducono principi per ridurne l’uso e promuovere metodi alternativi. Tuttavia, spesso si assiste a una sostanziale approvazione dello status quo, che limita i progressi effettivi.

casi emblematici e implicazioni umane

la tragica fine di Wissem e altre testimonianze

Un caso che ha suscitato grande scalpore riguarda la morte di Wissem, un giovane arrivato in Italia nel 2021 che, dopo essere stato sottoposto a oltre 100 ore di contenzione, ha perso la vita in un reparto psichiatrico romano. Wissem, arrivato nel Paese senza mai aver vissuto la propria libertà, si trovava in condizioni di detenzione amministrativa che avevano peggiorato il suo stato psichico. Nonostante le condizioni critiche, non sono stati adottati interventi di trattamento coercitivo appropriato né ascoltato il suo ricovero.

le richieste di giustizia e verità

I familiari e il Comitato Verità e Giustizia si sono impegnati affinché si faccia piena luce sulle circostanze della morte e si adottino misure per il rispetto dei diritti dei soggetti più vulnerabili.

Gli ospiti e i protagonisti delle testimonianze includono:
  • Familiari di vittime della contenzione
  • Operatori sanitari impegnati nel tentativo di promuovere pratiche più umane
  • Esperti nel campo della salute mentale e dei diritti civili

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