Carcere per gestione di slot illegali a Napoli, conferma della Cassazione

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Carcere per gestione di slot illegali a Napoli, conferma della Cassazione

Una pronuncia della Corte di Cassazione chiarisce le dinamiche di un sodalizio criminale attivo nel controllo e nella gestione di giochi clandestini, confermando la condanna di un imputato ritenuto parte fondamentale dell’organizzazione e legato a un clan locale. L’esito del procedimento si fonda su intercettazioni, reperti e testimonianze che delineano il profilo operativo dell’indagato e la gravità della condotta illecita.

cassazione conferma condanna per associazione criminale legata ai giochi clandestini

La Corte di Cassazione, pronunciando sulla posizione dell’imputato, ha confermato la decisione del Tribunale del riesame di Napoli, respingendo il ricorso e mantenendo in vigore la condanna. L’indagato è ritenuto parte di un’associazione criminale dedita al controllo e alla gestione di giochi clandestini, con finalità di agevolare un noto clan. Le circostanze indicate dalla sentenza evidenziano il ruolo cruciale dell’indagato nell’ambito organizzativo, corroborato da elementi probatori rilevanti.

contesto e decisione della cassazione

La Cassazione ha respinto l’appello e ha confermato la reclusione inflitta. L’indagato è il soggetto di riferimento per assicurare il corretto funzionamento delle macchinette all’interno della rete criminale, come emerso dalle intercettazioni. È stato inoltre segnalato un legame con un noto clan locale, attestato dalle dichiarazioni dei due collaboratori di giustizia che delineano la caratura criminale dell’imputato, già condannato per associazione di stampo mafioso.

La Corte sottolinea anche l’inadeguatezza di misure meno restrittive, tra cui gli arresti domiciliari, in ragione della pericolosità sociale permanente dell’indagato e del potenziale rischio di reiterazione del reato, considerata la dinamica della rete criminale.

prove chiave e contesto operativo

  • intercettazioni che definiscono l’imputato come referente operativo per il funzionamento delle macchinette
  • ritrovamento di oltre 7.000 euro in contanti nell’abitazione dell’indagato
  • natura del taglio delle banconote e l’entità della somma, indicativi dell’impegno nella gestione degli apparecchi

carattere mafioso e dichiarazioni di collaboratori

La motivazione richiama il contesto criminale dell’imputato, già condannato per associazione di stampo mafioso, corroborato dalle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia che tratteggiano la gravità della condotta all’interno dell’organizzazione.

esito e rilievi finali

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con la conferma della condanna e della impostazione del Tribunale del riesame. I giudici evidenziano la pericolosità sociale e la probabilità di continuare le attività illecite indipendentemente dalla detenzione, resa possibile dall’uso di telefoni e di applicazioni di messaggistica per coordinare i contatti tra gli appartenenti al gruppo.

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