Campania tredicesima in Italia per livelli essenziali di assistenza
La Campania si segnala nel contesto sanitario nazionale per una posizione modesta nella valutazione degli adempimenti legati ai livelli essenziali di assistenza. Il quadro elaborato dalla Fondazione Gimbe, riferito al 2023, quantifica la performance regionale e mette in luce criticità e margini di miglioramento in relazione all’implementazione degli standard di tutela della salute. L’analisi contestuale enfatizza anche la cornice normativa legata all’autonomia differenziata e alle implicazioni per il Mezzogiorno.
campania e i lep: posizione e significato
Secondo il riepilogo della Gimbe, la Campania ottiene un punteggio totale di 206 su una media nazionale di 226, classificandosi al 13° posto su 21 regionali. Tale scenario evidenzia un gap rispetto a regioni capofila come il Veneto, che guida la graduatoria con 288 punti.
Con frontiere meno favorevoli, altre realtà presentano performance inferiori: la Bolzano si ferma a 202, seguito da Molise con 193 e Sardegna con 192. Per l’area di riferimento, la Campania registra 62 punti per la prevenzione, 72 punti nell’area distrettuale e 72 punti nell’area ospedaliera.
Secondo la valutazione, la scelta di equiparare i Lep ai Lea non trova fondamento né giuridico né sostanziale e sarebbe motivata da un’interpretazione forzata di una sentenza. La collocazione normativa non definita rischia di accelerare l’autonomia differenziata a scapito dell’equità territoriale, soprattutto per il Mezzogiorno, con potenziali effetti di mobilità sanitaria verso altre regioni e un rafforzamento delle disuguaglianze.
andamento dei punteggi per area
La ripartizione dei punteggi regionali mostra che la Campania è più debole nella prevenzione rispetto ad altre dimensioni, con conseguenze sull’accesso a servizi essenziali e sulla tempestività delle prestazioni.
la definizione dei lep sanitari e le implicazioni politiche
La Gimbe sottolinea la necessità di definire i Lep sanitari in modo autonomo, perché l’equiparazione tra Lea e Lep non ha basi solide. La soluzione di compromesso proposta, finalizzata ad accelerare l’autonomia differenziata, potrebbe produrre nuovi diritti senza risorse sufficienti per garantirli. In caso di definizione concreta, i Lep dovrebbero essere wetfunded, ma con l’attuale sottofinanziamento del SSN le risorse disponibili non basterebbero a rendere tali diritti realmente esigibili. Inoltre, tale scelta potrebbe legitimare la mancata esigibilità del diritto alla tutela della salute, amplificando le disuguaglianze tra Regioni e aggravando la situazione nel Mezzogiorno, con effetti di boomerang per le Regioni del Nord.
dati per area e confronto regionale
valutazione dell’area prevenzione e assistenza
Nella classificazione regionale, la Campania mostra i seguenti punteggi nelle tre aree chiave: 62 punti per la prevenzione, 72 punti per l’area distrettuale e 72 punti per l’area ospedaliera.
punti chiave e contesto della proposta
La Fondazione Gimbe ribadisce la richiesta di definire i Lep sanitari in modo autonomo, poiché l’equiparazione con i Lea non poggia su basi affidabili. L’uso di una scorciatoia normativa potrebbe portare a un incremento di disuguaglianze tra le regioni, con effetti negativi sul Mezzogiorno e potenziali ripercussioni anche sul Nord in termini di mobilità sanitaria e gestione delle risorse.
Nominativi presenti
- Nino Cartabellotta — presidente della Fondazione Gimbe