Capsule aperte e pillole spezzate: il pericolo nascosto per la salute degli anziani
La gestione farmacologica degli anziani ospitati nelle residenze sanitarie assistenziali è al centro di una riflessione critica. L’attenzione si concentra sulla combinazione di molte terapie quotidiane e sulla necessità di garantire efficacia e sicurezza, evitando manipolazioni delle formulazioni che possano compromettere l’esito clinico.
interazioni tra farmaci e pratica di somministrazione nelle rsa
Nella popolazione residenziale, la polifarmacoterapia è una realtà quotidiana: ogni soggetto assume in media circa 8 farmaci al giorno, con una quota significativa di assistiti esposta a potenziali interferenze tra principi attivi. In questa cornice si contano casi di fino a 7 interferenze contemporanee.
dimensioni della esposizione farmacologica
All’interno di un campione nazionale, su un totale di circa 24.000 prescrizioni, quasi 17.000 sono pillole, con la prevalenza di farmaci cardiovascolari, psicofarmaci e gastroprotettori. L’esposizione elevata si traduce nel rischio di una interazione pericolosa tra due o più farmaci nel 42% degli anziani.
ruolo del geriatra nel ridurre le interazioni
Un aspetto di rilievo riguarda l’impatto della competenza geriatrica all’interno delle rsa: la presenza di un geriatra si associa a una riduzione significativa delle interazioni tra farmaci, registrata tra il 24% e il 37%.
manipolazione delle formulazioni: principi e conseguenze
Un elemento critico riguarda la pratica di alterare i farmaci somministrati per bocca per facilitare la deglutizione, situazione molto diffusa quando i pazienti presentano disfagia o disturbi psico-comportamentali. In questo contesto, una parte rilevante delle pillole viene modificata per l’assunzione quotidiana.
Nei dati preliminari emerge che una compressa su 3 viene tritata o spezzata e circa metà delle capsule (rivestite) viene aperta e mescolata a cibi o bevande. Nel 13% dei casi, queste manipolazioni risultano inappropriate: 5% delle compresse e 8% delle capsule somministrate.
Tra i farmaci più frequentemente soggetti a manipolazione si citano esempi come l’antipsicotico quetiapina, il pantoprazolo, l’aspirina, oltre all’antidepressivo trazodone e agli antipertensivi bisoprololo e ramipril. Alterare la formulazione può influire sull’efficacia, comportando rischi di sovradosaggio o sottodosaggio e potenziali effetti tossici sulla mucosa, con ripercussioni anche sull’aderenza del paziente al trattamento.
La triturazione o l’apertura delle capsule gastroresistenti non è consigliabile perché può rimuovere il rivestimento protettivo, con potenziali effetti nocivi. Allo stesso modo, anche i farmaci a rilascio controllato non devono essere spezzati, poiché alterano la velocità di assorbimento e l’equilibrio del principio attivo.
Oltre all’impatto clinico, la manipolazione delle formulazioni rappresenta un rischio anche per gli operatori sanitari: la frantumazione e la movimentazione delle polveri espongono a possibili allergie e intossicazioni da contatto o inalazione, soprattutto in presenza di farmaci citotossici.
farmaci particolarmente interessati dalla manipolazione
- antipsicotico quetiapina
- pantoprazolo (rimedio per reflusso gastroesofageo)
- aspirina
- trazodone
- bisoprololo
- ramipril
rischi della manipolazione e considerazioni di sicurezza
Alterare la formulazione può provocare perdita di principio attivo, con conseguenze di dose terapeutica insufficiente o eccedenza, e potenziali effetti irritativi sulla mucosa gastrica. La gestione corretta della somministrazione è essenziale per garantire efficacia e sicurezza, evitando pratiche non appropriate.
Nel contesto ospitante, la gestione del farmaco coinvolge anche la necessità di protezione e procedure adeguate per il personale, al fine di prevenire esposizioni indesiderate durante procedure di spezzatura o tritura.
Redazione
figure chiave menzionate nel testo
- Dario Leosco – presidente SIGG e ordinario di Geriatria all’Università di Napoli Federico II
- Andrea Ungar – ordinario di Geriatria all’Università di Firenze
- Alba Malara – presidente Fondazione ANASTE Humanitas