Appalto assegnato a due imprese in contemporanea
Caserta, al centro di un’indagine che mette in luce un presunto sistema di condizionamento degli appalti nel settore dei rifiuti e delle sanificazioni sanitarie, è la cornice di un’applicazione giudiziaria complessa. La Direzione distrettuale antimafia di Napoli ha presentato al Riesame un appello mirato a rivedere una decisione che aveva escluso l’aggravante mafiosa nei confronti di Nicola Ferraro Fucone, ex consigliere regionale, già condannato in via definitiva per concorso esterno al clan dei Casalesi, e di altri indagati legati all’inchiesta. Le sfide principali riguardano la capacità di alcuni soggetti di utilizzare la loro influenza per agevolare società interessate agli appalti.
contesto e dinamiche del presunto sistema di condizionamento degli appalti
Al centro delle accuse c’è una rete di relazioni, intercettazioni e documenti che, secondo l’accusa, confermerebbero l’uso del nome e del carisma di Ferraro come leva di pressione. L’obiettivo sarebbe stato ottenere preferenze nelle aggiudicazioni delle gare, con la protezione di imprenditori disposti a pagare per facilitazioni. In questo contesto, Domenico Romano viene identificato come intermediario tra Ferraro e le imprese.
ruolo di ferraro e legami territoriali
Roman o riferisce di aver mobilitato contatti territoriali per orientare esiti di gara, approfittando di relazioni consolidate sul territorio. Secondo quanto riferito, Ferraro avrebbe attivato i suoi canali per ottenere la risoluzione di contratti e accelerare l’ingresso di una seconda classificata in una procedura di affidamento. Il sindaco di turno sarebbe stato coinvolto per facilitare l’esito della commessa, con la successiva substitution della gestione a un’altra impresa.
intermediari e imprese coinvolte
Romano avrebbe contattato due imprese di rilievo per presentare una possibilità di controllo sull’esito delle gare: Econova, associata ai fratelli Giuseppe e Gennaro Amalfitano (residenti inizialmente a Napoli, trasferiti in Piemonte), e Czeta, guidata da Ilario Aniello. Incontri sono stati descritti come finalizzati a pilotare l’appalto per il servizio di raccolta rifiuti nel comune di Arienzo. Nonostante la gara fosse stata aggiudicata a Econova, Romano afferma che l’esito sarebbe stato segnato dall’intervento degli intermediari, con un anticipo di 2.500 euro e la prospettiva di una somma complessiva molto più alta.
Sotto la lente della Procura rimane il legame non penale tra Amalfitano e Econova, descritto in termini di incarichi societari e rapporti familiari, oltre a una quota intestata alla moglie di uno dei due fratelli. L’analisi investigativa suggerisce un possibile controllo indiretto ancora da valutare in via formale. Secondo la ricostruzione, Econova avrebbe iniziato a operare in modo non conforme al capitolato, e Ferraro sarebbe intervenuto per favorire il subentro della Czeta, seconda classificata, con un intervento che avrebbe comportato la risoluzione del contratto e l’affidamento a Czeta tra settembre e ottobre 2021.
prove e intercettazioni chiave
La tesi accusatoria si fonda su dichiarazioni, intercettazioni e documenti che descrivono una protezione degli imprenditori da parte di figure criminali. In particolare, emerge una quota di 50.000 euro come somma promessa o versata per assicurare la serenità nell’alveolo degli affari, una dinamica descritta in diverse conversazioni tra Romano e Aniello e tra Aniello e il figlio dell’imprenditore, con riferimenti al pagamento di 30.000 euro già versati e 20.000 euro ancora da corrispondere. L’esame degli atti ha evidenziato anche il timore espresso da Aniello circa l’ingresso di un soggetto terzo nell’azienda.
Un elemento decisivo riguarda l’intervento di Ferraro per interrompere una potenziale estorsione: secondo le intercettazioni, camion della Czeta sarebbero stati bloccati da persone legate a un esponente locale, noto come Minuccio o Pazzaglione, intervento che, secondo l’indagine, avrebbe trovato seguito in subsequenti pagamenti come forma di “regalo” per la mediazione.
imputazioni e sviluppo procedurale
L’appello al Riesame riguarda le posizioni di Ferraro e di altri indagati, tra cui Antonio Moraca di Capua, Felice Foresta di San Marco Evangelista, Luigi Bosco di Casapulla, nonché Giuseppe e Luigi Rea di Caserta, Paolo Verolla e il suo omonimo Luigi Verolla, e i Carlo e Vittorio Ciummo di Cassino, in relazione all’ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa. Tutti gli indagati sono da considerare innocenti sino a condanna definitiva.
protagonisti citati
Nel fascicolo emergono diverse figure legate all’indagine, tra cui esponenti politici, imprenditori e intermediari. Di seguito un riepilogo dei nomi principali citati nel testo.
- Nicola ferraro fucone
- Domenico romano
- Ilario aniello
- fratelli amalfitano: Giuseppe e Gennaro
- antonio moraca
- felice foresta
- luigi bosco
- giuseppe rea
- luigi rea
- paolo verolla
- luigi verolla
- carlo ciummo
- vittorio ciummo
